L’immaginazione contro l’estinzione: l’homo sapiens sapiens

Phoresta / News  / Climate Change  / L’immaginazione contro l’estinzione: l’homo sapiens sapiens
immaginazione vs estinzione


L’estinzione si evita con l’immaginazione, di Roberto Sinibaldi

In quella che poi avremmo chiamato Africa sono in 2-300mila, pochissimi in un territorio sconfinato, poco al di sopra della soglia di estinzione. Vivono in clan familiari di una ventina di persone, anche meno, in un rapporto strettissimo con il territorio. Per le attività di raccoglitore-cacciatore di certo non manca niente.
Circa 40mila anni fa superano il Mediterraneo, il sapiens sapiens arriva in Europa. Perché l’avrà fatto? Forse solo per curiosità, per andare a vedere che c’era dietro quelle colline verdi che non potevano confinare la sua esistenza.
In pochi millenni risale verso climi più freddi. Il sapiens non ha la massiccia struttura fisica del Neanderthal, che qui vive benissimo da molto tempo. Deve trovare un modo per affrontare il freddo, coprirsi di pelli non bastava, dovevano rimanere stabilmente avvolgenti intorno al corpo. Deve immaginare qualcosa che non esisteva, a cui nessuno aveva pensato.
Lo strumento più potente dell’Homo sapiens sapiens è l’immaginazione. Immaginare che una cosa può essere un’altra cosa, che si può usare per altri scopi. Immaginare per esempio che un dente o un’unghia potevano diventare un ago, diremmo noi e che un tendine o un crine o una fibra vegetale potevano diventare il filo. Cucire le pelli, ecco cosa bisognava fare! Questa la prima scintillante idea che diede a quest’uomo la possibilità di resistere ai climi freddi e continuare a espandersi verso nord e poi verso est: un gesto rivoluzionario. Un gesto che ha evitato l’estinzione.
L’affermazione sul Neanderthal poi avviene per altri motivi, sempre basati proprio sulla forza potente dell’immaginazione, ma certo senza quell’ago non ci sarebbero stati neanche i presupposti.
Oggi l’uomo domina il mondo, ma le sue capacità di immaginazione sono state colonizzate a tal punto da non riuscire più a immaginare il futuro. Più sconvolgente del disastro ambientale in cui ci stiamo incamminando è la dissoluzione della capacità immaginativa delle persone; senza immaginazione, concretamente, non ci si salva. L’immaginazione infatti, è lo strumento di sopravvivenza più efficace che abbiamo a disposizione.