Stop global warming: un prezzo per le emissioni di gas clima alteranti

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Un prezzo per le emissioni di CO2

Stop global warming, è un comitato cittadini europei rappresentato da Marco Cappato e Monica Frassoni che sta raccogliendo 1 milione di firme per chiedere alla Commissione Europea di stabilire un prezzo alle emissioni clima alteranti.

Abbiamo intervistato il loro rappresentante, Carlo Maresca, il 9 di dicembre 2019 durante l’incontro Gilda e Phoresta, insieme per combattere il Climate Change, presso Gilda Contemporary Art in via San Maurilio, 14 a Milano.

D- Perché dare un prezzo alle emissione di gas che influiscono sul clima?

R- Stabilire un prezzo alle emissioni clima alteranti è una strada concreta per ridurre le emissioni. Dopo il deposito formale e il riconoscimento dell’ammissibilità, Stop Global Warming ha avviato iniziative sostanziali per riuscire a depositare alla Commissione Europea un milione di firme.   La data ultima per raccogliere le firme è il 22 luglio 2020,

Io coordino la iniziativa, insieme a Virginia Fiume di Eumans, e lavoriamo con diverse figure professionali e politiche per competenze.  La proposta di dare un prezzo alle emissioni clima alteranti ha avuto il consenso scientifico e politico da migliaia di scienziati in tutto il mondo. Esistono due autorevoli statement secondo i quali questo è sia il modo più efficace ed efficiente per ridurre le emissioni di CO2 : Gli statement sono firmati da 27 premi nobel e migliaia di economisti (https://www.econstatement.org e https://www.eaere.org/statement/).

D-Come si presenta la proposta alla Commissione Europea?

R – L’ICE (Iniziativa Cittadini Europei) è l’unico strumento di democrazia partecipativa al quale i cittadini europei possono proporre modifiche legislative o l’introduzione di un nuovo corpus legislativo alla Commissione Europea. Per depositare la proposta va creato un comitato di almeno sette cittadini appartenenti a sette diversi stati della comunità europea. La proposta deve essere sottoscritta da almeno 1 milione di firme in sette paesi con coefficienti minimi per ciascun paese, poi depositata alla Commissione Europea. La Commissione infine, si riserva un periodo per proporre un testo di legge o per scartarla. E’ la Commissione che redige il testo, dopo aver audito i promotori. 

D-Cosa significa dare un prezzo alle emissioni clima alteranti (carbon pricing)?

R-Significa incentivare la transizione ecologica e contenere entro 1,5 gradi l’incremento della temperatura globale prima dell’era preindustriale. Le emissioni di CO2 vengono calcolate dalle imprese lungo tutta la catena del valore aggiunto, quindi rappresentano la somma delle emissioni della loro supply chain (filiera dei fornitori). Il prezzo per tonnellata viene stabilito dalla Commissione Europea. Suggeriamo un prezzo crescente con gli anni fino ad arrivare a 100 euro per tonnellata e lo pagano i consumatori finali quando acquistano i prodotti o i servizi. Il gettito fiscale che ne deriva viene poi usato per ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente, cioè per aumentare i redditi da lavoro più bassi, per non far pesare il maggior prezzo sulle emissioni di CO2 alle fasce di popolazione meno abbienti.

D-La proposta di Stop global warming alla Commissione è quindi la seguente: calcoliamo le emissioni per produrre un bene o un servizio lungo tutta la sua catena di fornitura. Fissiamo un prezzo, le imprese lo trasferiscono al consumatore il quale pagherà un costo maggiore che sarà utilizzato per aumentare i redditi più bassi. Insomma: tassiamo “l’inquinamento” e abbassiamo il cuneo fiscale. Giusto?

R-Esattamente. Prendiamo l’unico esempio di un’economia nella quale, dal 1990, è stato fissato un prezzo alle emissioni: la Svezia. Per produrre energia da fossil fuel (carbone gas) paghi 120 euro circa per tonnellata emessa di CO2. Il gettito da tassazione diretta di CO2 ha abbassato il cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente.  Questa proposta è revenue neutrality: rendo ai cittadini un
dividendo maggiore dell’innalzamento dei prezzi. Le imprese che non vogliono più pagare il prezzo per poi trasferirlo ai consumatori sono concretamente spinte ad adottare tecnologie per decarbonizzarsi. Se lo fanno, i loro prodotti e servizi saranno venduti a prezzi più bassi perché hanno ridotto le loro emissioni: nessuno deve pagare il prezzo sulle emissioni, perché sono state abbattute.

D-Il prezzo alle emissioni si riduce o si azzera man mano che si usano meno combustibili fossili, cioè man mano che le imprese adottano tecnologie “verdi” o scelgono fornitori che a loro volta hanno abbattuto le loro emissioni climalteranti.

R- Sì, il prezzo per le emissioni di CO2 non è una tassa coercitiva, perché viene ridotto man mano che l’impresa e i suoi fornitori si decarbonizzano.  Il prezzo da pagare si riduce quando un’impresa adotta scelte che riducono l’impatto dei suoi prodotti sul climate change. Dare un prezzo alle emissioni significa introdurre un dissuasore a continuare a produrre e distribuire le merci usando
fossil fuel (carbone, petrolio gas), cioè continuando ad inquinare e ad aumentare il contributo al riscaldamento globale.

D-Fissare un prezzo alle emissioni è l’opposto di dare contributi per le scelte “green” delle imprese?

R- Oggi lo Stato regala denari col meccanismo dei crediti di imposta, per favorire la scelta “green” di ciascuna impresa, per efficientamento energetico degli edifici, mobilità sostenibile, riduzione rifiuti. Non è un meccanismo che porta alla decarbonizzazione di tutta la filiera di ciascuna impresa.
Regalare richiede poi di spendere altri denari e ore lavoro per controllare che ciascuna impresa abbia le scelte “green”. Fissare un prezzo alle emissioni non fa spendere soldi allo Stato (per i crediti concessi e per il lavoro di controllo) aumentano le entrate e si sposta il carico fiscale dal lavoro alle emissioni che contribuiscono ai cambiamenti climatici. Il Carbon pricing è la strada per abbattere le emissioni clima alteranti, dare potere di acquisto ai cittadini e fare diventare un’economia carbon neutral in 20-30 anni.

D- Dove è possibile firmare la proposta di Stop global warming? On Line e Off line? Chi organizza eventi o manifestazioni può invitarvi per taccogliere le firme? Chiunque può raccogliere le firme o è necessario che abbia un”autorizzazione?

R- Si firma su stopglobalwarming.eu. E’ possibile firmare con qualunque cittadinanza UE. Chiunque può rendersi disponibile a raccogliere le firme contattandoci. Non c’è bisogno di autorizzazioni o deleghe o altro. Sul sito di Phoresta è stato inserito un banner dove chiunque può accedere per firmare on line la proposta di  stopglobalwarming.eu.

D-Che evidenze abbiamo sul fatto che fissando un prezzo alle emissioni l’economia si avvia verso un processo di de-carbonizzazione?

R-Una evidenza empirica è la già citata Svezia dove si sono diffusi i prodotti e servizi low carbon. E’ un’opportunità per associazioni, partiti, ONG per portare nelle istituzioni – con un diritto democratico degli stessi – un’urgenza, europei e non.
Mi rivolgo anche aGreta, che ha detto che c‘è bisogno di una radicale riduzione di emissioni. La scienza ci dice che il modo più efficace ed efficiente per ridurre le emissioni è mettere un prezzo alle emissioni di gas clima alteranti.