Le piante mon amour

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Intervistiamo il dottor Paolo Lassini Laureato in Scienze agrarie e Scienze forestali. La sua lunga carriera si potrebbe definire ‘Una vita per gli alberi’. A noi ha ricordato un po’ il protagonista di un famoso libro di Italo Calvino ‘Il barone rampante’.

Il protagonista viveva sugli alberi. Be’ Lassini non vive sugli alberi ma certo per gli alberi. Ma ascoltandolo – anche se il personaggio ostenta un signorile under statement – viene da pensare che di vite – sempre all’insegna della difesa e valorizzazione dei boschi e delle foreste – ne ha vissute e ne vive parecchie. Svolge la libera professione di dottore forestale, è giudice onorario presso la sezione agricoltura della corte di appello di Milano, è membro del consiglio scientifico del Touring Club; è docente per il corso ‘tecniche di riqualificazione del sistema rurale presso l’Università degli Studi di Milano… Bene, ma lasciamo che si racconti lui stesso… Il percorso è a ritroso, si parte dall’oggi – in cui Lassini è in pensione ma tutt’altro che inattivo – per rivivere diverse tappe che lo hanno visto protagonista nell’impegno a favore del verde.

D- Allora dottor Lassini. Ci racconti di lei. Che cosa ha fatto, che cosa vuole fare ancora per gli alberi.

R – Da quando sono andato in pensione ho continuato a fare un po’ di lavoro ma più per passare il tempo che altro. Invece  attraverso l’associazione Casa della Agricoltura sto cercando, stiamo cercando di far conoscere il bosco.  Il mio mestiere è questo. Casa della Agricoltura, tra le altre cose, ha ottenuto un finanziamento della fondazione Cariplo e dalla Coop e nel 2020 a metà dell’anno si faranno gli Stati Generali dell’Agricoltura. Lo scopo dovrebbe essere –  in un momento in cui si parla di agricoltura – di farlo  in modo da raggiungere gente che non se ne occupa e anche rimanendo al di fuori delle contrapposizioni ideologiche: biodinamico,  biologico, di agricoltura industriale… Quindi cercando di dire le cose come stanno al di là delle emotività. Ecco: la stessa cosa nel mio piccolo cerco di fare con il bosco nel senso che il bosco nel nostro immaginario soprattutto dei cittadini non è quello autentico. Da una parte adesso va di moda la forestazione urbana – il verde sui tetti  etc – però la foresta non è quella.   In compenso c’è il bosco in città di Italia nostra, il parco delle cave, il parco Nord…

D – Sono stato a Milano a CityLife qui a Milano. Lì c’è un tentativo di aumentare il verde.  Io penso che se c’è un pezzettino di aiuola… piantiamoci un albero. Ma quello che si fa oggi è che spesso si piantano gli alberi però poi non si curano. 

R- Quindi l’idea nostra del bosco è quella di Citylife, mettiamola così,  che però non è bosco, non ha la caratteristica del bosco. 

D- E’ una boscaglia.

R -No va bene ma non ha le caratteristiche del bosco. Ma perché è tutto artificiale. Un’area per diventare bosco deve essere una zona lasciata all’evoluzione naturale dove l’evoluzione naturale non è la presenza dell’uomo.  Per cui quante volte vediamo un’area industriale abbandonata con un verde bellissimo.  Ma non diventerà mai bosco perché non può evolvere:  è cemento. Quindi, per capirci, più di tanto non può diventare. 

 Il bosco è dove comincia la trafila del bosco: prima nascono le erbe poi gli arbusti, le piante e poi dopo le specie pioniere arrivano gli animali e quindi c’è una comunione di animali, di vegetali, di microbi ma dove c’è anche l’uomo per carità. Questa comunità  vive e interagisce e, in decenni, dà origine a un bosco.  E’ un’operazione molto complessa dove però anche l’inquinamento è un limitante. Quindi fare i boschi da noi non vuol dire abbandonare tutto. Vuol dire  accompagnare la costruzione del bosco sennò diventa una discarica. Comunque la nostra idea del bosco, come cittadini è:  da una parte il giardino e dall’altra la montagna dove l’idea del bosco di montagna è un qualcosa che non dev’essere  toccato. L’idea comune:  sta bene così, non distruggiamolo. Questa è un’idea falsa perché anche il bosco va gestito. Dall’altra parte il bosco noi lo vediamo nella nostra tradizione di cittadini e agricoltori come qualcosa che è meglio non ci sia perché fa  paura,  perché lì c’è la droga.

D- Una volta c’erano i briganti

R -Una volta c’erano i briganti adesso c’è la droga.

D- Penso al bosco di Rogoredo (Periferia Sud di  Milano)

R- Nella tradizione fino a metà ottocento c’erano i briganti nei boschi. In passato hanno bruciano molti boschi per stanare i briganti. Il bosco della Merlata che arrivava fino a Rho c’era fino all’inizio del 900 e la gente ci andava a passare il tempo fino a piazza Prealpi di Milano. 

D-Io abitavo: lì c’era uno spaccio di droga pazzesco. Alla fine siamo scappati.

R-Adesso è stato tutto cementificato. Gli ultimi due ettari di questo bosco millenario li ha fatti fuori l’Expo. Questa è una curiosità. Quindi nella nostra cultura il bosco fa paura. Ecco allora mettiamo insieme queste cose; quello che vorremmo dare è l’idea corretta del bosco,  delle sue funzioni … di là dell’emotività dei cartoni animati. Il bosco ha delle sue regole e noi vorremmo farle conoscere. A questo proposito e siamo stati vicini in questi  Stati generali il 20 novembre (NDR 2019).  Era  all’interno di due giorni organizzati dalla fondazione della Triennale con Stefano Boeri .Tra l’altro il 21 novembre (sempre 2019) c’è stata la  festa dell’albero e quelli della Triennale  hanno voluto lanciare questa idea della forestazione  urbana dei tre milioni di alberi a Milano. Il 20 invece noi abbiamo lanciato  quest’ azione che però non è sulla forestazione urbana.

D – E’ sul bosco.

R- Sì, più avanti nella primavera di quest’anno 2020 faremo un incontro in regione intitolata  il bosco e l’uomo. Eh il bosco se ne frega dell’uomo. Può bruciare, può rinascere e … il bosco, come dire, non ha bisogno dell’uomo. La seconda parte invece  sarà  l’uomo e il bosco. Il bosco nella cultura, nella storia, nelle arti… questo alla mattina. Nel pomeriggio l’attualità del bosco,  chi lo vive ecco:  queste cose qua. Questo è un po’ lo scopo che sto seguendo in questo momento. In più accompagno i distretti agricoli. Esistono dei distretti agricoli. I distretti agricoli fondati dalla regione Lombardia nel 2012 sono delle libere associazioni imprenditoriali previste dalla normativa regionale associazioni di agricoltori.  Il loro scopo – sono private e quindi hanno fine di lucro  ma,  come dire,  con funzioni sociali. Partendo dall’idea che l’agricoltura può migliorare l’ambiente e non dovrebbe peggiorarlo. Lo scopo di questi distretti dovrebbe essere quello di fare un’agricoltura nuova e multifunzionale. Quindi guadagnare di più loro e fare della economia circolare, della sostenibilità. Io sto seguendo un paio di questi distretti; uno è nella valle dell’Olona uno ad Abbiategrasso. 

D- Sempre in zona

R- Sì nel milanese. 

(continua-1)

Paolo Lassini