ALTIS un impegno costante per lo sviluppo sostenibile

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Questa volta intervistiamo un’importante istituzione didattica: ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. ALTIS affianca professionisti, manager e imprenditori che vogliono essere protagonisti della creazione di valore condiviso e di una cultura manageriale responsabile.

Per far questo ha creato molti progetti e alleanze anche internazionali. Per capire meglio questa filosofia operativa abbiamo intervistato il direttore di ALTIS, il prof. Vito Moramarco. Ecco la prima domanda:

D- Qual è, nel dettaglio, lo spirito e l’obiettivo della vostra Scuola? Io l’ho chiamata Scuola, è corretto chiamarla così?

R – Sì, ALTIS è l’Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Fa parte del sistema delle Alte Scuole dell’Università Cattolica, che conta 8 scuole nate in momenti diversi nel tempo.

Noi nasciamo nel 2005 con un obiettivo ben chiaro: quello di favorire l’imprenditorialità e il management per lo sviluppo sostenibile, quindi stiamo parlando di un’istituzione che ha ormai quindici anni di storia in tema di sostenibilità. Da ALTIS sono nati altri progetti, come ad esempio il CSR Manager Network, la rete italiana dei manager che all’interno delle imprese si occupano del tema della sostenibilità.

Oggi è ovvio parlare di impresa con un’attenzione allo sviluppo sostenibile; quindici anni fa lo era molto meno, si iniziava ad avere questa consapevolezza ma non si capiva bene se fosse solo una moda passeggera o se – come è poi stato – sarebbe diventata una modalità sempre più diffusa e vincente di fare impresa. Intendiamoci: l’obiettivo dell’imprenditore è quello di ottenere profitti, nessuno investe per andare in perdita, ma la consapevolezza è che si può fare impresa senza che l’ottenere dei profitti vada in rotta di collisione con quelli che sono gli interessi dei cosiddetti stakeholder (ad esempio, delle persone che lavorano all’interno delle imprese o, più in generale, di tutti coloro che in qualche maniera sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle sue attività), e con il rispetto dell’ambiente/contesto/ecosistema in cui si svolge l’attività aziendale.

D- È molto diffuso questo concetto di sostenibilità nell’impresa.

R – È molto diffuso adesso, ma 15 anni fa siamo stati pionieri. Negli anni ’70, vinceva la teoria di Milton Friedman secondo cui la sostenibilità di un’impresa coincideva con la sostenibilità economica e la sua prima responsabilità era verso i suoi azionisti e proprietari. In altre parole, Milton Friedman sosteneva che l’unico compito dell’imprenditore fosse quello di curare bene il proprio business nel senso dei ritorni sull’investimento. Ma oggi è chiaro che non è così o, meglio, che le due cose (profitto e rispetto delle istanze sociali e ambientali) non vanno necessariamente l’uno contro l’altro. Peraltro, ci sono storie di imprese che hanno fatto la loro fortuna proprio partendo dall’idea di costruire un business che generi sostenibilità.

D – È lo stesso obiettivo che aveva, secondo me, anche Olivetti

R – Sì. Il professor Molteni, che ha fatto partire il progetto di ALTIS insieme all’allora Rettore Lorenzo Ornaghi, ha scritto la sua tesi di laurea proprio su Olivetti.

D – In ALTIS, quali corsi sono rivolti in particolare alla sostenibilità?

R- La sostenibilità è un modo di fare impresa che insegniamo in tutti i percorsi di formazione manageriale. Abbiamo tuttavia anche dei percorsi dedicati, come il programma di Alta Formazione che forma i manager della sostenibilità, “Professione Sostenibilità e CSR”, giunto alla sua XVI edizione, o i nostri corsi di sviluppo manageriale dedicati alla finanza sostenibile. Oltre ai percorsi executive, offriamo master universitari full-time, per giovani che si sono appena laureati, e master compatibili con l’attività lavorativa dedicati a manager e imprenditori delle piccole e medie imprese, delle imprese sociali e delle organizzazioni non profit. Formiamo inoltre i funzionari della Pubblica Amministrazione. Insomma, facciamo formazione manageriale a 360 gradi.

Diamo anche un’attenzione particolare alla finanza sostenibile. Perché? Io sono un economista politico di formazione e noi economisti politici sappiamo bene che gran parte delle crisi economiche nasce dai mercati finanziari e da un certo modo di fare finanza. Per questo, sembra che la parola finanza sia inconciliabile con la parola sostenibilità. Ma non è così: oggi chi si occupa di finanza sa benissimo che fare business stando attenti all’ambiente e alla società circostante non solo è fattibile ma può anche generare degli ottimi risultati. Non è un caso che ALTIS sia stata la prima Scuola non solo a proporre corsi per l’integrazione dei criteri ESG (Environmental, Social e Governance) nelle scelte di investimento, ma la prima in Italia anche a lanciare un master universitario con un focus dedicato alla finanza sostenibile.

Ma, come accennavo prima, noi siamo l’Alta Scuola dell’Università Cattolica che in modo particolare fa della sostenibilità la sua parola chiave e quindi tutti i nostri percorsi formativi sono attraversati da questo fil rouge.

D- Bene,  possiamo passare alla terza domanda: offrite anche servizi per le aziende?

R- Sì. Sostenere le imprese nell’integrare la sostenibilità nelle loro strategie di sviluppo fa parte della nostra missione e a tal fine abbiamo creato un’area di ALTIS dedicata alla consulenza aziendale.

D- Ce ne può parlare?

R – Certo. Da oltre 10 anni abbiamo un team di persone che a tempo pieno si dedicano a sostenere le imprese nell’integrazione della sostenibilità. Accompagniamo le organizzazioni dalla pianificazione strategica alla rendicontazione e misurazione dell’impatto, passando attraverso l’implementazione del piano d’azione e la comunicazione dei risultati ottenuti. Affianchiamo anche tutte quelle aziende che sono tenute, per obbligo di legge (ex D.Lgs 254/2016), a redigere la dichiarazione non finanziaria.

L’attività di consulenza che svolgiamo si basa sull’idea che la sostenibilità sia una leva competitiva per le imprese e quindi il nostro obiettivo è quello di aiutare le imprese a creare e misurare valore condiviso. Per questo utilizziamo tutti gli strumenti e le metriche che le scienze economiche mettono a disposizione. Ad esempio, per la misurazione dell’impatto, adottiamo metriche quali lo SROI  [ndr – acronimo di Social Return of Investiment, è una metodologia di misurazione dell’impatto sociale basata sull’analisi costi benefici e il coinvolgimento degli stakeholder, volta a dare un valore monetario agli impatti non finanziari generati] o l’IRIS [ndr acronimo di Impact Reporting and Investment Standards].

D – Può entrare maggiormente nel dettaglio di ciò che fate per le aziende?

In pratica, a seconda delle richieste e delle esigenze, misuriamo le ricadute sociali dei progetti, facciamo rendicontazione non finanziaria e aiutiamo le aziende a redigere i bilanci di sostenibilità, i bilanci integrati e le dichiarazioni non finanziarie.

Inoltre, ci occupiamo di supportare le imprese nei loro piani di comunicazione e nei percorsi di comunicazione interna. Ci occupiamo della pianificazione complessiva e quindi della creazione e misurazione di valore condiviso.  Le sosteniamo nell’integrazione degli obiettivi strategici di sostenibilità nei piani industriali delle imprese, nella definizione delle politiche di CSR e nella implementazione degli action plan in materia di sostenibilità. Lato welfare aziendale:  facciamo l’analisi dei bisogni dei dipendenti e svolgiamo percorsi di stakeholder engagement. Inoltre facilitiamo la costruzione di partnership di valore con enti del terzo settore. Svolgiamo infine formazione su misura per i membri e dipendenti di aziende e organizzazioni.

Per farle capire con chi lavoriamo, le faccio un po’ di nomi: Pirelli, Ratti (del Gruppo Marzotto), ATM, Auchan, Esselunga, Selex.  Del mondo della finanza, ne cito solo alcuni: Banca Etica, BNL, Cattolica Assicurazioni, Equita, Fineco, Generali, ecc. Ci hanno dato fiducia anche diverse associazioni e soggetti del terzo settore: collaboriamo, ad esempio, con Opera San Francesco, Confindustria ed Educatt – ente preposto a garantire il diritto allo studio per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Quest’ultima è una fondazione indipendente dall’Università ed è stata da noi supportata per quanto riguarda la misurazione dell’impatto delle loro attività. L’anno scorso abbiamo sostenuto l’hospice del Policlinico Gemelli – Gemelli Medical Center – nella redazione del loro primo report d’impatto, necessario in quanto Società Benefit ma anche utile strumento di consapevolezza interna, della propria identità e del valore del proprio operato.
Abbiamo inoltre riflettuto assieme all’ATS Brianza [ndr Agenzia di Tutela della Salute] su come poter migliorare l’accesso ai Pronto Soccorso localizzati all’interno di tutto il territorio lombardo.

D-Quindi fate misurazione dell’impatto anche per le aziende pubbliche?

R – Assolutamente sì, perché all’interno delle nostre attività ci occupiamo anche della Pubblica Amministrazione. Dedichiamo particolare attenzione all’innovazione del management nelle PA italiane, per le quali offriamo due master dedicati all’innovazione e management delle PA locali (a Milano) e di quelle centrali (a Roma).
Lavoriamo anche per le scuole, che stanno iniziando a porre la loro attenzione su temi della sostenibilità, e che da quest’anno sono tenute anche a produrre un bilancio sociale. Un bell’esempio di collaborazione con un istituto scolastico è quello con la Scuola Audiofonetica di Brescia, che accoglie studenti ipoudenti e udenti: abbiamo realizzato insieme una misurazione degli impatti generati, volta alla redazione del loro primo report d’impatto.

Ci tengo a specificare che l’unità di consulenza di ALTIS è un valore aggiunto della nostra Scuola, perché le persone che vi lavorano si interfacciano quotidianamente con le imprese o le istituzioni pubbliche e trasferiscono la loro esperienza anche in aula. Questo ci aiuta a fare in modo che quello che si insegna agli studenti non sia solo teoria, ma qualcosa che è strettamente correlato con il mondo concreto, con il mondo reale.

D- Oltre alla formazione e alla consulenza, fate anche ricerca?

R- Certamente! Essendo una scuola di management di un’università, ALTIS svolge ricerca scientifica sui temi dell’economia aziendale e dell’economia politica. E l’obiettivo è quello di crescere in questi campi, a livello di ricerca accademica in primis e anche di action research.

D-  Voi siete legati all’Università Cattolica come uno spin off o …

R – No, noi siamo parte dell’Università: le Alte Scuole sono realtà riconosciute dal MIUR, totalmente immanenti all’università di appartenenza.

Da ALTIS è invece nato uno spin off: la fondazione E4Impact, che forma impact entrepreneurs (imprenditori a impatto sociale) nell’Africa subsahariana attraverso dei Global MBA che hanno come motto “we do not teach entrepreneurship, we train entrepreneurs”. Anche questa è una parte non banale della nostra storia.

Quanto all’attività internazionale, di cui i Global MBA in impact entrepreneurship sono il progetto di punta, cito anche il sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese in Brasile che stiamo dando in collaborazione con il SEBRAE, l’associazione nazionale delle PMI brasiliane. Per il SEBRAE abbiamo curato la formazione dei top manager e dei quadri. Inoltre, li stiamo aiutando a disegnare un piano di governance per lo sviluppo del territorio nello Stato del Rio Grande do Sul.

D-Ultima domanda: obiettivi che vi ponete per il futuro?

R – Continuare a crescere, continuare a stare al passo con il cambiamento e costruire progetti che favoriscano la diffusione di un modello di sviluppo sostenibile.

Ringraziamo il professor Vito Moramarco per il tempo che ci ha dedicato.