Le mille facce dello sviluppo Urbano (I)

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Intervista a  Renato Galliano – Comune di Milano.

Abbiamo ascoltato il Dr. Renato Galliano come relatore al forum Circular Economy del 14 febbraio 2019 presso l’Università Cattolica di Milano. Galliano è il responsabile  della direzione Economia urbana e lavoro del Comune di Milano ma in realtà, scorrendo il suo curriculum su Linkedin,  abbiamo scoperto che i suoi interessi sono svariati e numerosi.

Eccone l’elenco: innovazione, innovazione sociale, smart city, start up, finanza sostenibile, formazione e occupazione, creatività-moda-design, produzione digitale, condivisione economia, economia circolare. Una personalità poliedrica. Abbiamo pensato di intervistarlo e alla fine ci siamo fatta un’idea piuttosto completa del futuro di Milano. Ecco la prima parte dell’intervista.

D- Allora Dottor Galliano, di che cosa si occupa ?.

R- Sono il responsabile  di una direzione  che si chiama Economia urbana e Lavoro che si occupa sostanzialmente di supporto allo sviluppo economico in ambito urbano e quindi in particolare su Milano. Il mio percorso professionale è sostanzialmente basato su attività di supporto allo sviluppo economico che, devo dire, è anche molto cambiato rispetto ad esempio dagli inizi degli anni ’90 a ora. La direzione si compone di  tre grandi aree. La prima è la formazione e lavoro e quindi facciamo erogazione di corsi di formazione per il cittadino e i servizi per il lavoro cioè servizi che fanno matching tra la domanda e l’offerta.  In particolare ci occupiamo delle fasce con più difficoltà. Naturalmente questo viene legato anche all’attività formativa che svolgiamo;  in particolare le cito solo due centri: uno è il San Giusto e l’altro è quello in via Fleming che si occupano di persone o con disagio o con difficoltà. I centri oltre ad offrire appositi percorsi professionali seguono anche l’inserimento lavorativo attraverso il meccanismo dei tirocinii che prevedono accordi diretti con le imprese.  La seconda direzione è quella che si occupa di commercio e quindi è un’attività  soprattutto di carattere autorizzativo e di controllo a cui negli ultimi anni abbiamo aggiunto una serie di azioni molto più innovative come ad esempio la riqualificazione dei mercati coperti comunali. Cioè cercando di integrare l’attività commerciale anche con attività che vanno verso le attività a carattere sociale e culturale da svolgersi all’interno dei mercati comunali coperti. Questo per far sì che questi luoghi diventino un centro  caratteristico del quartiere e che siano anche dei momenti di aggregazione e non solo di compravendita. La terza direzione è quella che si occupa di innovazione e di servizi alle imprese. In particolare in questa direzione si sviluppano tutte le attività di frontiera dello sviluppo economico cioè smart city e tutta la parte di sharing economy. E’  la parte di innovazione sociale intesa come  imprese che nascono e crescono svolgendo un’attività che si pone anche con l’obiettivo di avere un impatto positivo sulla società o su elementi critici che possono esserci nella città stessa.  E poi ci occupiamo anche di alcuni settori molto importanti per l’economia milanese come quello della moda e del design. Questo è un po’ il quadro entro cui ci muoviamo. Naturalmente ci  sono progetti che vanno verso la creazione di impresa. Gli ultimi cinque anni ad esempio ne sono nate molte grazie ad interventi diretti e quindi i nostri bandi  oppure attraverso la rete degli incubatori a cui partecipiamo.  Sono state finanziate quasi seicento nuove imprese che sono nate e che si stanno sviluppando in città. Le aiutiamo anche economicamente. Queste imprese poi entrano in un processo di incubazione o di accelerazione e noi ne monitoriamo il loro sviluppo con risultati anche molto interessanti. Ne cito solo uno: il tasso di sopravvivenza dopo cinque anni di queste imprese è altissimo: è oltre il 98%.

D- Quasi tutte.

R- Quasi tutte. Anche il livello di fatturato e di occupazione creata da queste imprese è assolutamente significativo: queste nuove imprese hanno fatturato oltre 150 milioni di euro e hanno creato quasi 1.800 nuovi posti di lavoro.  Ecco, molto brevemente, le attività di cui ci occupiamo.

D- Ovviamente queste imprese che assistete non sono solo quelle della moda e del design. Sono di tutti i campi. Basta che siano a Milano.

R- Sì basta che siano a Milano. Poi naturalmente abbiamo dei settori specifici. Ad esempio ci sono dei bandi che finanziano le attività delle imprese a vocazione sociale o le imprese di innovazione sociale, imprese che lavorano nell’economia circolare, nell’ambito dei servizi  smart city etc e quindi,  proprio per rispondere al nostro bando,  devono  avere alcune caratteristiche che sono specificate sul bando stesso. Abbiamo poi fatto bandi per imprese digitali e quindi per aiutare la digitalizzazione delle imprese e così via. E sono di solito attività molto specifiche. Oppure sono bandi che permettono la nascita e lo sviluppo delle imprese nelle aree periferiche della città. In alcuni casi abbiamo dato anche – insieme a un contributo economico – la possibilità di usufruire  di spazi del  Comune.

D-Mi sembrava che un altro suo interesse guardando il suo CV in Linkedin fosse la finanza sostenibile…

R –Questo è un altro dei settori di frontiera…

D-Cosa vuol dire, scusi?

R – Settore di frontiera vuol dire che sono quegli ambiti di intervento che non sono così tradizionali in un processo economico. Anche il tema della sharing economy è – o soprattutto è stato – un tema di frontiera alcuni anni fa.  Sono fenomeni che si sviluppano all’interno del mercato e su cui l’amministrazione può giocare un ruolo molto importante. Che è quello sia di regolatore,  sia di facilitatore per attivare processi economici in queste nuove filiere. Faccio due esempi per farmi comprendere. In particolare sul tema della sharing economy  tutto l’aspetto dell’economia condivisa che parte dal basso e quindi con l’aggregazione di cittadini che si costituiscono in comunità e che offrono servizi locali … E questo  è  un aspetto molto positivo per la città stessa. Invece l’ambito dei rider cioè quella dei ragazzi che con la bicicletta consegnano pizza o food  può  presentare degli aspetti di carattere più critico.

D-Vanno come matti

R- Al di là di andare come matti non hanno nessun tipo di protezione salariale, sono lavoratori a cottimo e le imprese tendono a non dare neanche gli elementi basilari per la sicurezza. E così via. Quindi se da un lato ci sono degli elementi  positivi che le pubblica amministrazione deve supportare, ce ne sono altri su cui l’intervento deve essere regolativo.

D-Forse ho capito male ma io ritenevo che il Governo avesse fatto una legge o dei provvedimenti per dare delle garanzie a questi rider.

R –Certo,  è corretto. A un certo punto il fenomeno è diventato così  importante che è stato preso in considerazione anche a livello governativo. Prima di arrivare a questo,  in ambiti urbani più evoluti – come ad esempio Milano – il fenomeno era già molto avanzato e quindi noi abbiamo avuto la necessità di intervenire prima. Così come stiamo facendo sulla plastica…

D-Grande tema.

R –Dal 2021 è in vigore la normativa europea che elimina l’uso della plastica mono-uso.  Noi di Milano abbiamo fatto un’attività di anticipazione con un progetto che si chiama Milano Plastic Free che ha coinvolto,  sta coinvolgendo, in particolare i commercianti,  i bar e situazioni in cui il pubblico accede e che normalmente usano plastica mono-uso… nei bicchieri, nelle bottigliette, nelle cannucce …

D- Oggetti che poi si buttano…

R -Non si utilizzano più. E’ un progetto che raccoglie quei soggetti che volontariamente già si adeguano a quella che sarà la normativa europea.

Bene,  lei mi chiedeva della finanza sostenibile…

D- Sì, mi è sembrato che ci fosse un suo interesse

R – Assolutamente. La finanza sostenibile la dividiamo in due grandi ambiti. Primo: la finanza che va verso l’erogazione di denaro in varie forme;  uso appositamente questa formula generale perché poi  il denaro può essere preso sotto varie condizioni e applicabilità. Parliamo di finanza che si propone di supportare progetti che vanno verso la sostenibilità di carattere ambientale. Oppure: un secondo gruppo di finanza che va verso l’aiuto, il finanziamento di progetti di sostenibilità diciamo più sociale. E quindi la prima con un impatto misurabile con dei criteri di carattere ambientale; per esempio se diminuisco la produzione di CO2. Oppure d’impatti di carattere sociale se si includono nel ciclo produttivo delle persone che ne erano escluse. Un classico esempio di finanza d’impatto  è quella relativa all’inserimento lavorativo dei detenuti  diminuendo il tasso di recidiva degli stessi. Quindi abbiamo questi due ambiti. Lavoriamo su entrambi, in particolare sull’aspetto della sostenibilità ambientale siamo partner di un gruppo che sta avviando anche in Italia un centro per la finanza sostenibile che vede coinvolti il Ministero oltre che la Borsa e le istituzioni finanziarie come le banche e altre strutture finanziarie. Stiamo seguendo i lavori per realizzare un centro che sia specializzato in strumenti finanziari finalizzati alla sostenibilità. Sulla parte invece di carattere sociale abbiamo realizzato direttamente degli interventi  innovativi. Ad esempio abbiamo utilizzato lo strumento del crowdfunding civico. La raccolta avveniva attraverso una piattaforma e il Comune aveva selezionato i progetti da mettere sulla piattaforma:  se i progetti arrivavano a raccogliere il 50% del loro fabbisogno  il Comune metteva il restante 50. Questo oltre ad essere uno strumento di co-finanziamento è anche un po’ uno strumento di democratizzazione dell’erogazione dei finanziamenti stessi, nel senso che se un progetto riceve così tanto consenso dalla comunità di riferimento o dalla società, spingendo la singola persona a mettere mano al portafoglio e a tirare fuori dei soldi,  significa che probabilmente tale  progetto avrà una capacità di sopravvivenza e di sviluppo molto più alta rispetto alle valutazioni che può fare una commissione seppure molto brava nella valutazione del progetto stesso. Per questo dico democratizzazione.

D- Proprio ieri ero a un incontro di una società del gruppo Sole24 (Backtowork24) che fa una cosa del genere. C’è un mio collega che dice che in Italia c’è poca gente che è disposta a finanziare nuovi progetti.

R -Dipende anche dalla modalità del crowdfunding. C’è un tipo di cf che si chiama donation  che richiede una donazione da parte di chi finanza. E c’è invece un crowdfunding  di equity dove chi versa dei soldi attraverso la piattaforma sostanzialmente diventa uno dei soci dell’impresa. Quindi questo cambia anche il settore di riferimento. Se parliamo di progetti produttivi industriali è  più facile che si vada verso l’equity crowdfunding  commerciale;  se invece si va sul sociale prevale il primo (donation).

La seconda parte (conclusiva) dell’intervista verrà pubblicata sul prossimo numero.

Renat Galliano Milano Phoresta intervista

Dr Renato Galliano