Riaprire i Navigli: la più grande opera ecologica a Milano dal dopoguerra.

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Intervistiamo Roberto Biscardini architetto, docente universitario al Politecnico di Milano, autore di scritti e pubblicazioni di Urbanistica e di politica. E’ stato Senatore della Repubblica dal 2004 al 2006 e consigliere regionale del 1989 al 2004. E’ impegnato in prima persona nell’associazione “Riaprire i Navigli” che appunto intende far riaprire i Navigli coperti di Milano. E non solo… ma lasciamo spiegare il progetto a lui.

1-Ci vuoi descrivere in due parole cosa fa la associazione “Riaprire o riapriamo i Navigli”?

R- Riaprire o riapriamo… sì riaprire è un imperativo categorico. Allora l’associazione “Riaprire i Navigli” è nata sette anni fa ma è stata pensata circa dieci anni fa. E’ un’associazione di scopo, non è un’associazione culturale in senso stretto. Perché lo scopo dell’associazione è fare tutto ciò che si può dal punto di vista istituzionale, politico, sociale, di costruzione del consenso, affinché siano riaperti gli otto chilometri che sono stati chiusi a Milano dalla Cassina de Pomm alla Darsena e vengano riaperti o riqualificati i 140 km dei Navigli della Lombardia. Punto.

Per esempio: Il Naviglio di Paderno va sostanzialmente riaperto perché non funziona, vanno riqualificati il Naviglio  Martesana, il Pavese che sono aperti ma non funzionali,  non sono ancora navigabili.

D- L’intento sarebbe di rendere navigabili tutti questi canali… quanti km sono?

R- 8 km a Milano mentre 140 sono quelli esistenti in Lombardia, ma da riqualificare e da rendere navigabili.

D- Che impatto avrà questa riapertura, sempre se si realizzerà; so che c’è un dibattito sull’impatto sul clima di Milano e in genere sulla vivibilità della metropoli. Avete fatto un sacco di ricerche…

R- Partiamo dal perché aprirli. I Navigli – lo dice la parola – sono dei canali navigabili. Quindi la prima ragione del riaprirli tutti è di renderli funzionali, è garantire nuovamente la navigabilità della rete dei Navigli lombardi. Questo è un tema molto dibattuto in questi periodi ed io per essere chiaro dico che se non si punta alla navigabilità non serve riaprirli cioè le due cose vanno avanti di pari passo. La funzione invece che gli è rimasta – nonostante la navigabilità non sia stata più garantita – è quella irrigua. Perché erano due le funzioni storiche dei navigli: funzione irrigua – per l’agricoltura e la navigabilità. Erano due funzioni di carattere economico – a servizio dell’agricoltura e del trasporto, allora, delle merci. Oggi invece sarebbe al servizio del trasporto di persone a scopi esclusivamente turistici che è la funzione caratteristica di tutti i Navigli esistenti in Europa.

D- C’è un tema generale?

R-Sul tema della vivibilità c’è un tema generale che è quello della qualità della vita. Milano è una città che ha tant’acqua (fiumi, canali etc.) ma questi sono stati tutti sostanzialmente coperti. Questa città d’acqua ha già la capacità di garantire forme di benessere fisico psicologico derivanti dalla presenza dell’acqua, forme diverse dall’avere soltanto traffico. Dal punto di vista del clima è importante che l’acqua scorra perché, se fosse stagnante, il clima non ne avrebbe grande beneficio. Intanto con l’acqua che scorre ci sarebbero vantaggi nel microclima, ma non solo. Un certo raffreddamento estivo – fresco che viene dai laghi ed entra nella città. Ma, ancora più importante, abbiamo proposto che – nel momento in cui ci saranno 140 km di Navigli funzionanti – dovremmo pensare alla realizzazione di un parco lineare di 140 km lungo le loro sponde anche passando dentro le città, Milano compresa. Connettendo i parchi urbani ed extraurbani : Il parco dei Giardini piuttosto che il parco della Guastalla o della Vetra etc… vuol dire pensare a una città che si costruisce sull’acqua e sul verde.

D-Ho visto che si stanno già progettando dei parchi in varie parti della città.

R – Diciamo che ci sono già. A sud ovest il Naviglio Grande che nasce dal Ticino attraversa il Parco del Ticino. Quindi portare dentro a Milano il Parco del Ticino non è difficile (passando per Abbiategrasso). A nord est c’è il Parco della Valle dell’Adda, che seguendo il percorso da Cassano, Gorgonzola, Cernusco entrerebbe dal Martesana. E non a caso a Milano c’è già il Parco del Martesana che può essere esteso. Quindi non è difficile pensare a una connessione di reti verdi a fini altamente ecologici. Più in generale – questa forse è la cosa più interessante – indirettamente – la riapertura dei Navigli a Milano obbliga a una riqualificazione complessiva della città. E anche a una riprogettazione dell’intera città. Per esempio con la realizzazione di molte zone a carattere pedonale. E in generale a una riduzione conseguente del traffico non ottenuta facendo pagare una tassa d’ingresso … (una cosa che a me è sembrata da sempre una grande contraddizione). Con la riapertura dei Navigli e una conseguente riorganizzazione del traffico non ci sarebbe più il bisogno di fare l’area C. Basterebbe riorganizzare una città fatta di canali, di isole pedonali e si potrebbe ridurre il traffico senza dover fare pagare un pedaggio d’ingresso come avviene oggi. Da questo punto di vista io dico che il progetto della riorganizzazione del traffico – dovuto alla riapertura dei Navigli – può essere la più grande opera ecologica e ambientale che Milano mette in cantiere dal dopoguerra a oggi. Se pensiamo che l’unico intervento di un certo significato in questo settore è stato la pedonalizzazione di via Vittorio Emanuele e via Dante ci rendiamo conto della modestia di visione in cui ci troviamo.

D – Mah, io ho notato la creazione di alcune aree verdi anche con l’intervento dei privati che sono state realizzate.

R -Il paradosso della politica milanese che conosco bene, sta nel fatto che in periodi recenti le zone più interessanti dal punto di vista della riqualificazione sono le sistemazioni del soprasuolo –là dove sono realizzati parcheggi interrati. Poi osteggiati dalla giunta Moratti in particolare e anche da quella di Pisapia. Ma se uno va a vedere piazza Risorgimento, largo V° Alpini, piazza Sant’Ambrogio compresa questa via Ozanam (NDR – dove ha sede l’associazione ‘Riaprire i Navigli’) scoprirà che sono zone riqualificate in quanto nel loro sottosuolo è stato realizzato un parcheggio. La riapertura del Naviglio obbligherà a fare tantissimi parcheggi interrati – perché devi riorganizzare il traffico e togliere le macchine di mezzo. Occorre portar via le macchine dallo stazionamento lungo le strade della nostra città. Dovrebbe essere uno dei principali obiettivi dell’amministrazione comunale: Milano è l’unica città europea che non riesca a togliere e interrare le macchine nel suo centro storico e nelle zone semicentrali della città.

Ma come insegnano le città europee l’unico strumento per ottenere ciò sono i parcheggi interrati. Sono stato recentemente ad Amsterdam, la città dei canali, ma potrei citare Berlino, Parigi, Madrid etc. Faccio l’esempio di Amsterdam: la piazza principale la Rembrandtplein è circondata da parcheggi interrati. Nessuno può entrare in auto. Ma a cento metri prima sei obbligato a parcheggiare la tua macchina nel sottosuolo. Lì non c’è l’area C. E’ l’esatto contrario di quello che si fa a Milano dove si fa pagare se vuoi entrare in centro con la tua macchina e poi non gli fai i parcheggi interrati e quindi consenti di parcheggiare dentro l’Area C nel modo più schifoso. Io per esempio è da vent’anni che pongo la questione dell’ inquinamento visivo. Sono convinto che non ci rendiamo conto di quanto sia grave e penoso avere così tante macchine che stazionano. anche per prolungati periodi, lungo i lati delle nostre strade.

D- Una macchina sotto un albero danneggia l’albero stesso perché rilascia delle emissioni.

R – Per tornare al progetto. Diciamo allora che non è diretto il miglioramento del clima ma ci sono delle significative trasformazioni indirette.

D – Allora passiamo a un punto che avevo anticipato. Noi abbiamo una filosofia secondo la quale cerchiamo di non fare un discorso tanto ideologico ma piuttosto pratico in diversi Forum, per esempio, sull’economia circolare. Perché sosteniamo che non immediatamente ma alla lunga ci si può anche guadagnare con la green industry. Quindi secondo te questa riapertura può avvantaggiare delle industrie diciamo green? E quali sarebbero queste nuove aziende?.

R – Noi abbiamo individuato anni fa e adesso stiamo cercando con alcuni esperti del settore di sviluppare alcuni progetti mirati che possono essere indotti dalla riapertura dei Navigli. Il primo lo possiamo chiamare pompe di calore. Ma forse è qualcosa di più. Bisogna iniziare a pensare in modi innovativi per avere una città tipo carbon zero. Un piano integrato di risparmio energetico e sistemi di risparmio energetico mediante l’uso dell’acqua facilitati dalla presenza di nuovi Navigli in città. Non ci sono solo le pompe di calore che per altro sarebbero convenienti solo se realizzate nelle nuove costruzioni. Bisogna pensare più in grande, l’obiettivo è cambiare in profondità il sistema di riscaldamento e raffreddamento degli immobili di Milano utilizzando anche l’acqua dei Navigli. Stiamo ragionando di sistemi nuovi. Un nuovo modello Milano.

D-Questo è il primo progetto

R- Il primo progetto è carbon zero e risparmio energetico. Bisognerebbe intervenire sugli edifici che vanno a gasolio e non sono pochi. Poi ci sono quelli a gas. Si dovrebbe consultare Roberto Galeazzi (NDR – Titolare della Valmau) e altri. Bisogna coinvolgere aziende anche straniere interessate a misurarsi su questo progetto.

Ma si può ragionare con l’Enel e l’Edison. Per esempio A2A nonostante sia un’azienda milanese al 100% pubblica non sembra molto interessata. Edison ha questa lunga esperienza nelle centrali idroelettriche e anche l’Enel. Per esempio le centrali di Paderno d’Adda lungo quel Naviglio sono tutte Edison. Ho fatto questa premessa perché il secondo progetto è la produzione di energia idroelettrica lungo la rete dei Navigli Lombardi, recuperando energia utilizzando tutti i salti d’acqua in prossimità delle conche di navigazione.

Stiamo cercando di calcolare quanto può essere la produzione di energia idroelettrica complessiva tenendo conto che il dislivello tra il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Ticino di Pavia è di circa 2.400 metri pari alla somma dei due itinerari lungo il Naviglio Grande e la Martesana che si uniscono nel Pavese. Non è poca roba. Per esempio il Naviglio di Paderno d’Adda aveva sei conche attive tutte con la centralina idroelettrica già allora funzionante che serviva delle attività anche locali. Si tratta di ripartire da quelle esperienze.

D-Questo è il secondo progetto.

R –Sì ma questo da un punto di vista ambientale. Poi come terzo progetto dobbiamo pensare al turismo green che ha anche un grande valore di tutela del paesaggio lombardo. Quando il turista va in una qualunque cittadina olandese – non dico Amsterdam che è troppo grande – ma in comuni più piccoli come Hilversum, Utrecht e altri e si trova davanti a questo sistema di canali cosa fa? Prende un battello e comincia a girare. Vede la bellezza dei canali, vede la bellezza dei monumenti della città e preferisce fruire la città attraverso l’uso dell’acqua piuttosto che attraverso l’uso della macchina o dell’autobus. Per esempio: da noi conoscere la Martesana che recupera l’acqua dall’Adda a Trezzo sarebbe già una cosa eccezionale. Se poi vogliamo pensarla più in grande non dimentichiamo che per noi l’itinerario turistico parte da Colico e finisce a Venezia, passando per Milano con i nuovi Navigli riaperti.

Ringraziamo Roberto Biscardini per l’esauriente esposizione. Naturalmente il dibattito è molto ampio e potete chiedere ulteriori chiarimenti. Visitate il sito www.riaprireinavigli.it o scrivere a info@riaprireinavigli.it