Un primario nome italiano per il Climate Change

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Questa volta intervistiamo il professor Carlo Carraro uno dei più importanti esperti italiani di Climate Change. Ecco un rapidissimo sunto del suo CV. Carraro è vicepresidente del Working Group III dell’IPCC e Strategic Advisor della Fondazione CMCC. Ma lasciamo spiegare a lui stesso gli obiettivi di questo ente.

D-Ci vuole spiegare cos’è il CMCC e da chi è supportato?

R- Il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) è un ente di ricerca no-profit fondato nel 2005 da sette importanti enti di ricerca italiani, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV); l’Università del Salento; il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA S.c.p.a.); l’Università Ca’ Foscari Venezia; l’Università della Tuscia; l’Università di Sassari e il Politecnico di Milano e grazie ai finanziamenti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) e del Ministero delle Finanze (MEF), nell’ambito del Fondo Integrativo Speciale della Ricerca (FISR). Oggi il CMCC è il più importante centro di ricerca italiano nell’ambito delle scienze del clima e ha sedi e uffici a Lecce, Bologna, Capua, Milano, Sassari, Venezia, e Viterbo.

D- La missione del CMCC?   

R- La Missione del CMCC è realizzare studi e modelli del nostro sistema climatico e delle sue interazioni con la società, l’economia e con l’ambiente, per garantire risultati affidabili, tempestivi e rigorosi al fine di stimolare una crescita sostenibile, proteggere l’ambiente e sviluppare, nel contesto dei cambiamenti climatici, politiche di adattamento e mitigazione fondate su conoscenze scientifiche e coerenti con la crescita economica del paese.

D- Cosa pensa della economia circolare?

R- In un mondo dalle risorse limitate, abitato da 7,5 miliardi di persone (ed è una cifra in continua crescita: nel 2030, ovvero tra poco meno di un decennio, condivideremo il pianeta con un miliardo di persone in più), è necessario ripensare il sistema economico in ottica “circolare”. Una diversa gestione degli scarti, l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti, la riparazione, il riutilizzo, il riciclo, la condivisione di quei beni che non è necessario possedere individualmente (sharing economy). Sono tutte strategie per un intelligente utilizzo delle risorse, che non danneggiano l’economia o il mondo del lavoro, ma offrono anzi nuove opportunità d’impiego e di sviluppo sostenibile. Ma soprattutto limitano l’uso di risorse che si stanno rivelando sempre più scarse e riducono l’inquinamento.

D- Parliamo di climate change. Quale ritiene oggi sia l’obiettivo principale che gli Stati (e i cittadini) si devono proporre di raggiungere?

R- L’obiettivo, in termini di controllo dei cambiamenti climatici, è ambizioso, ma è chiaro e condiviso. E’ un obiettivo globale, definito dalla scienza e adottato dal mondo della politica con l’Accordo di Parigi nel 2015, che gli Stati (e quindi i cittadini) del mondo stanno già lavorando per raggiungere: contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali (e purtroppo un grado di incremento l’abbiamo già acquisito). Il mondo si sta muovendo in questa direzione, ma ancora troppo lentamente. E poiché gli impatti dei cambiamenti climatici si stanno già facendo vedere e sentire, è altrettanto importante agire sul fronte dell’adattamento, adottando strategie per affrontare e superare quelle conseguenze che inevitabilmente ci riguarderanno.

D- Il futuro della vostra attività?

R- Il CMCC sta intensificando sempre più la sua rete di collaborazioni con altre istituzioni d’eccellenza nel mondo. Le attività del Centro si stanno espandendo: da quest’anno il CMCC ospita non solo il segretariato della Società Italiana per le Scienze del Clima, ma anche dell’Associazione Europea Economisti Ambientali e delle Risorse Naturali e dell’Associazione Italiana Economisti Ambientali e delle Risorse Naturali. E’ entrato a far parte della Coalition Theory Network, una rete di centri di ricerca e dipartimenti universitari che mira ad individuare nuovi modi di esplorare la teoria delle coalizioni e la teoria dei network ed è partner della rete BIOdiversity and Economics for Conservation (BIOECON). E’ inoltre partner della Green Growth Knowledge Platform, una rete globale di organizzazioni internazionali fondata da Global Green Growth Institute, Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), United Nations Environment Programme (UNEP) e Banca Mondiale. E sarà presto partner di altri network di rilievo nel campo della sostenibilità. Stiamo inoltre investendo molto nella divulgazione della ricerca e della conoscenza che viene prodotta nell’ambito dei progetti svolti, non solo tramite pubblicazioni scientifiche, fruibili dagli addetti ai lavori, ma anche esplorando forme di comunicazione che possono raggiungere un pubblico più vasto. Dai webinar agli eventi culturali – come la presentazione di libri e la partecipazione ad eventi locali – dalla presenza assidua sui social network a concorsi che coinvolgono il pubblico in prima persona: è stato appena lanciato il nuovo osservatorio Best Climate Solutions, tramite il quale a breve lanceremo un concorso che stimolerà gli utenti a proporre nuove idee per un’azione efficace a favore del clima. E lanceremo a breve Foresight, una nuova rivista di divulgazione delle conoscenze sulle grandi trasformazioni che saranno indotte dai cambiamenti climatici.

Prof.Carlo Carraro

Ringraziamo il prof Carlo Carraro e seguiremo con attenzione le nuove iniziative che ci ha annunciato.

+info: www.cmcc.it